Viaggio a Capo Nord: Day 7 – Vivo grazie al giubbotto da moto!

Venerdì 19 Luglio 2013
Day 07

19…Vivo e vegeto!
La notte è stata fredda come previsto, ma l’abbigliamento a cipolla mi ha aiutato tantissimo.
L’arma migliore è stata il giubbotto da moto: mi sono svegliato alle 3 di notte con i brividi, e per fortuna l’avevo tenuto lì di fianco come sempre (vedi foto precedente), riuscendo ad aggrapparlo subito per usarlo come coperta. Mi sono svegliato con piacevole tepore corporeo su tutto il busto.

Peccato solo che durante la notte abbia iniziato a piovere, ma a differenza di ieri sta continuando anche durante la mattina, così che smontare l’accampamento sarà più difficoltoso.
Ragiono sul da farsi: mi conviene caricare subito i due borsoni dentro le valigie laterali, per poi smontare l’interno della tenda e metterlo nel borsone impermeabile, in modo che rimarrà asciutto; il telo esterno della tenda è già bagnato e quindi ha poca importanza dove lo riporrò sulla moto.
Mi accorgo che avevo lasciato l’accappatoio sopra la tenda per asciugarsi, così che adesso è fradicio pure lui.

L’operazione di smontaggio sotto l’acqua si svolge più rapidamente di quanto pensassi: certo, brigosa, ma in meno di un’oretta sono pronto per partire, con il telo esterno della tenda legato sulla sella del passeggero e l’accappatoio sul borsone impermeabile, con il ragno.
Tra una cosa e l’altra, si sono fatte le 10, mi fermo alla reception per saldare il conto e fare una rapida colazione.
C’è una specie di buffet con biscotti, dolcini svedesi, fette biscottate e marmellata, oltre a tè e caffè caldo. Riempio il vassoio e mi fermo alla cassa per pagare, ma non c’è nessuno e le ragazze della reception non mi danno attenzione. Mi faccio notare e si avvicina una ragazza:
“Oh, mi spiace, ma dopo le 10 non serviamo più la colazione”
“Beh, ormai ho riempito il vassoio, non ho bisogno che mi serviate; faccio presto, non occuperò il tavolo per più di 10 minuti”
“Se si è già servito, può accomodarsi, ma non deve pagare nulla. Anzi, se gradisce qualcos’altro, il buffet è a sua disposizione!”

Sono contento che qualcosa vada dritta ogni tanto!

Forse anche troppo: sfrutto il tavolo per quasi un’oretta, per sistemare un altro po’ gli appunti, e quando esco ha pure smesso di piovere.
“Fantastico”, penso, “almeno non mi bagno e potrò viaggare un po’ più spedito”.

Campeggio, Arvidsjaur (Svezia)

Campeggio, Arvidsjaur (Svezia)

Visto che ho perso molto tempo e sono quasi le 11, non faccio benzina in città, tanto ho mezzo serbatoio, con cui di solito percorro circa 360 chilometri, e la prossima città è a meno di 160.
Alla prima rotonda fuori città seguo la E45, da qui in avanti è un alternarsi continuo di foresta, foresta, e ogni tanto un altro po’ di foresta.
Bello, verdissimo, profumi fantastici…
Ma non pensate ci si riesca ad annoiare: grazie alle renne, [b]suspense[/b] resta sempre altissima!
Ogni trenta chilometri ce n’è una che tenta il suicidio, cercando di strangolarsi prendendo al volo le mie forcelle o forse puntando semplicemente a farsi investire.
Le vedo pascolare in mezzo agli arbusti più lontani, ma spesso sono a bordo strada: spaventate, molto probabilmente, dal rumore dei veicoli in arrivo, corrono via all’improvviso costringendomi spesso a frenate degne delle staccare di quando giravo in pista a Misano. C’è un motivo se il limite di velocità è imposto a 90 km/h, così come era in Australia a causa dei canguri.

Dopo un’ora e mezza ho percorso appena 94 chilometri, tra foto e avvistamenti di renne.
Vedo delle nubi dense in lontananza, diventano sempre più nere, fino a quando non inizia a piovigginare: mi fermo quindi giusto per mettere la copertura impermeabile sulla borsa da serbatoio.

Apro la borsa ma… “CAVOLO!!” – La copertura non c’è!
Riavvolgo il nastro dei pensieri e, sì, l’avevo appoggiata sulla sella passeggero! Appena uscito dal campeggio pensavo di montarla sulla borsa visto che sembrava andasse a piovere, invece deve essere volata via col vento senza che me ne sia accorto!

Via, giro la moto e riparto verso il campeggio a tutto gas: anche a costo di perdere due ore e fare 200 chilometri per nulla, ma quella copertura mi serve!

Percorro i primi 50 chilometri a circa 120 km/h, quando mi accorgo che il livello della benzina si sta abbassando velocemente e sono vicino alla riserva. Avrei dovuto fare benzina a Jokkmokk, appena 60 chilometri più avanti di dove mi ero fermato, ma ormai ne ho già fatti 50 indietro, e l’unica cosa che mi conviene fare è rallentare e sperare di non finire la benzina.
90… 80… 70 chilometri orari. La rabbia per questa disattenzione sale ancora di più, sto rischiando di buttare un’intera giornata di viaggio, se rimango senza benzina è la fine.
I chilometri sembrano scorrere lentissimi, senza fine, in mezzo alla solita foresta… Quando ecco che all’improvviso, a 30 chilometri da Arvidsjaur, appare l’indicazione per un distributore, in un paesino poco lontano.
Finalmente indicata la svolta, sulla destra, davanti ad una specie di supermercato, chiuso.
Una pompa piccolissima, con benzina e diesel. Un po’ cara rispetto a tutte le altre pompe (1.82 €/litro invece di 1.70), ma vista la situazione non mi interessa!
Non c’è anima viva, però c’è la macchinetta automatica.
Inserisco la carta di credito. Codice PIN. Transizione accettata. Selezionare la pompa. Selezionare la pompa. Selezionare la pompa.
“L’ho selezionata la pompa del cavolo, me la dai sta benzina o no?!”
Selezionare la pompa.
Ok, provo di nuovo. Stesso problema. Cambio carta di credito. Idem.

Cerco di trattenere le bestemmie per evitare ulteriori peggioramenti della mia situazione, già aggravata dall’ingannevole sensazione di sollievo che mi era stata regalata per nemmeno un minuto!

Riparto, sentendomi ancora più spacciato, e approfittando delle forti discese di questo tratto per procedere a moto spenta.

Raggiungo finalmente la rotonda che porta all’ingresso della città.
“Grande, se rimanessi a piedi adesso, dovrei spingere la moto per soli 2-3 chilometri!”
La lancetta della riserva ormai picchia pesantemente contro il fermo di minimo, ma arrivo alla pompa giusto giusto e riesco a fare rifornimento senza dover spingere la moto nemmeno per un metro!

Ma ora torniamo al problema che ha scaturito questa sfrenata corsa all’indietro: la copertura della borsa da serbatoio.
Arrivo al campeggio, per fortuna il codice di ingresso al cancello è lo stesso di ieri, così posso andare a controllare nella zona della tenda. Niente.
Torno davanti alla reception.
Niente.
Poi mi volto verso i tappeti elastici, dove c’è la costruzione in ferro (che somiglia lontanamente a quella di Capo Nord), noto una palizzata di legno: il vento ha spazzato via la copertura, ma è lì che mi aspetta incastrata sotto la palizzata.

Due sfighe, due grandi fortune: spero di essere a posto con le cazzate almeno fino a domenica!!!

Torno a ripercorrere la mia strada verso Nord…

Lapponia (Svezia)

Lapponia (Svezia)

Il numero di renne suicide cala sensibilmente, così posso godermi a pieno i bei paessaggi che offre la strada; come questa diga, appena fuori da una delle tantissime centrali idroelettriche:

Lapponia (Svezia)

Lapponia (Svezia)

O questo laghetto dai colori bellissimi…

Lapponia (Svezia)

Lapponia (Svezia)

Fatto sta che tra una cazzata e l’altra sono quasi le 15 e non ho ancora messo niente sotto i denti, così approfitto di una sosta rifornimento per mangiare qualcosa: le solite gallette svedesi con affettati e gli ultimi chicchi d’uva rimasti dall’altra sera.

Sosta in Lapponia (Svezia)

Sosta in Lapponia (Svezia)

Inizia un po’ di sali scendi, e la temperatura si fa ancora più fresca dei 14°C di stamattina, fino a 10°C.
In cima ad una collina vedo che il cielo diventa nero o aperto a tratti, e più avanti sta scaricando un po’ d’acqua.

Lapponia (Svezia)

Lapponia (Svezia)

Per fortuna è solo pioggerella e non devo nemmeno mettere la tuta impermeabile.

La Lonely Planet consiglia una breve sosta nelle due cittadine di Gallivare e Malmberget; circodate dalla foresta, all’ombra della collina di Dundret, sono sede del secondo principale sito minerario di ferro, dopo Kiruna; tutti questi scavi a destra e a manca hanno fatto sì che le fondamenta delle due città siano state irreparabilmente danneggiate, facendo sì che gli edifici stiano venendo spostati di volta in volta lontano dai luoghi di scavo.

In realtà la città non ha molto da offrire, a parte una visita al vecchio sito minerario, e alla cittadella di Kakstan, una sorta di baraccopoli che funge da città-museo, che riporta alla memoria i tempi della corsa all’oro.
Peccato che qui chiuda tutto molto presto nel pomeriggio e che quindi sia tardi per una visita.

Cittadella di Kakstan, Museo a Gallivare (Svezia)

Cittadella di Kakstan, Museo a Gallivare (Svezia)

Forse per stanotte potrei cercare alloggio in questa vecchia casa disabitata dall’aspetto un po’ tetro. O forse è meglio di no…

Cittadella di Kakstan, Museo a Gallivare (Svezia)

Cittadella di Kakstan, Museo a Gallivare (Svezia)

Faccio un giretto in moto fino a Malmberget, ma la desolazione di cquesta cittadina è talmente straziante che non scendo nemmeno dalla moto, salvo riuscire a beccare una chiesa con un bel campanile in legno.

Chiesa in legno a Malmberget (Svezia)

Chiesa in legno a Malmberget (Svezia)

Rimangono gli ultimi 120 chilometri da percorrere per arrivare a Kiruna, l’unica cittadina un po’ grande presente in zona, ma sono piuttosto stanco avendone percorsi già 500.
A una trentina di chilometri dalla città il mio fisico sta per arrendersi, la mia testa non riesce a concentrarsi e si fa distrarre dalle visioni di ciò che sto maggiormente desiderando: un posto dove dormire, un pasto caldo, qualcosa di buono da bere…

Mi fermo in quel che sembra un campeggio ma è abbandonato; proseguo, ne trovo un altro, ma versa in codizioni pietose: erba alta, sporcizia, un paio d’auto abbandonate.
Scendo comunque dalla moto per andare a sentire prezzi e disponibilità, ma per fortuna la porta è chiusa e non mi caga nessuno.

Forza, rimangono solo 30 chilometri, che saranno mai?

Lungo la strada, a 18 chilometri da Kiruna, scorgo l’indicazione per Jukkasjarvi: qui è dove ogni inverno viene costruito l’Ice Hotel, fatto completamente di ghiaccio, con le camere ad una confortevole temperatura di -5°C! Decisamente calda rispetto ai 30 gradi sotto zero che si troverebbero fuori dalla struttara.
La guida segnala un campo di renne, dove una guida Sami può insegnare qualcosa riguardo l’allevamentto delle renne e la cultura Sami. Potrei andarci domani mattina, ma purtroppo non trovo nessun posto dove dormire (a parte la costosissima struttura estiva dell’Ice Hotel), è quindi la volta definitiva in cui mi arrendo per dirigermi verso Kiruna.

La foresta inizia ad aprirsi sempre di più, fino a quando raggiungo le porte di Kiruna: non capisco se abbia sbagliato direzione o mi sia infilato in un portale di trasporto, fatto sta che sembra di essere in Russia! Trattandosi di una regione mineraria, il profilo del paesaggio è lo stesso che si vede nel Nord-Ovest Russo o anche in Siberia, oppure sugli Urali.
Attraversando la periferia noto diversi extracomunitari, trasferitirisi qui forse per lavorare nelle miniere e un po’ di degrado, condizioni mai visti fin’ora in questo paese. Anche questa città ha rischiato di essere inghiottita dalle cavità di anni e anni di scavi minerari, al punto che è in programma lo spostamento della ferrovia, la chiesa e circa 450 case!

Trovo il campeggio della città, ma questa notte non ho alcuna intenzione di dormire in tenda: penso di essermi agghiacciato e poi fa freddo, oltre al fatto che ho ancora la tenda fradicia! Mi dirigo quindi verso il Yellow House Hostel, ottimamente recensito sulla guida e non molto lontano dal centro.
Purtroppo ha solo una doppia disponibile, ma che gli è stata prenotata da una coppia di amici che però sono in giro a fare hiking: provo ad insistere, visto che sono le 20, e il titolare mi promette che se non arrivano entro le ore 21, la camera sarà mia.

Nel frattempo provo a dirigermi nel campeggio poco distante, ma purtroppo non hanno hytte disponibili. Diamine, ma sono tutti a Kiruna stanotte? Se non si libera la singola, sono di nuovo nella mierda, non posso proprio dormirci in tenda stanotte.
Provo in un altro albergo, fuori c’è un cartello con una tariffa, ma alla reception mi dicono un prezzo diverso: non mi piacciono i posti con attitudini truffaldine e quindi me ne vado.
Via, tanto manca una mezz’oretta e ne approfitto almeno per fare la apsesa.

Torno al Yellow House Hostel. Alle 20:55 il proprietario ha pena di me e mi da la camera; è una doppia quindi starò bello largo, me la riserva comunque al prezzo della singola (40€).

Scarico subito tutti i bagagli per fare le scale una volta sola, ma una volta in camera mi accorgo di aver lasciato giù la busta con la spesa. Mentre varco l’uscita incrocio una coppia che sta entrando nella reception abbastanza sicura di se; sono le 21:02, il proprietario se l’è già filata e io vedo bene di scappare in camera senza profilare parola con i due sconosciuti…

Yellow House Hostel, Kiruna (Svezia)

Yellow House Hostel, Kiruna (Svezia)

In camera c’è un armadio altissimo, così ne approfitto per appendere la tenda a scolare; metto il riscaldamento al massimo così da farla asciugare insieme a qualche calzino e mutanda, approfittando del bel lavandino pulito per lavarle.

La cucina è bella grande e visto l’orario sono già tutti in camera, così posso cucinarmi la mia pasta senza nessuno tra le balle e cenare in tutta tranquillità.

Cena allo Yellow House Hostel, Kiruna (Svezia)

Cena allo Yellow House Hostel, Kiruna (Svezia)

Mi preparo un bel piattone di pasta, seguito da qualche affettato e un po’ di formaggio.
Prendo anche una pillolina per il mal di testa e prevenire il raffreddore, sperando domani di stare meglio. Al supermercato ho preso anche qualche vustina di te in modo da prepararmi una bella bevanda calda da tenere nel bauletto grazie alla sacca termica.

Approfitto ancora del bel tavolo per sistemare gli appunti e rileggere un po’ la guida. Mi accorgo che sono le 23:45 e il sole non accenna a calare. Salgo quindi all’ultimo piano dell’ostello, dove c’è una lobby in ristrutturazione con un balcone.
Oltre i tetti delle case mi si presenta uno spettacolo imperdibile: il cielo è coperto da nuvoloni scuri, ma in lontananza si vedono spiragli di luce arancione che illuminano le cime innevate della Norvegia.

Kiruna è un paese industriale, piccolo e piuttosto maltenuto, che non ha granchè da offrire se non un paesaggio fatto di miniere e grandi antenne (un amico mi ha scritto che è sede di un centro di studio spaziale Svedese). Ma domattina mi metterò in direzione di quelle montagne, con l’obiettivo di raggiungere la Norvegia!

Sole di mezzanotte a Kiruna (Svezia)

Sole di mezzanotte a Kiruna (Svezia)

Continua: Viaggio a Capo Nord: Day 8 – Saturday Night in Tromso!

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Riepilogo – Day 07 – 19 Luglio 2013
Distanza percorsa: 619 km
Spese
Rifornimenti: 48.80€ (1.72 €/lt)
Pasti: 7.40€
Pernotto: 40.30 €

Viaggio a Nordkapp 2013 Day 07 - Mappa

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