Floating Piers: lo specchio della superficialità italiana

Sabato 18 giugno 2016, Brescia, partenza all’alba per raggiungere Sulzano, dove inizia il ponte galleggiante opera dell’artista bulgaro-americano Christo. Le istruzioni della Polizia sono confuse, non si capisce dove possa parcheggiare la moto. Decido di tornare nel pomeriggio, dopo un giro fino al passo del Vivione e del Gavia.

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Rientrato a Sulzano, sono costretto a parcheggiare, a pagamento, a diversi chilometri di distanza dal ponte. Ma c’è un clima perfetto, e alla navetta preferisco una piacevole passeggiata con vista sul lago. C’è davvero un sacco di gente, alcuni accelerano il passo, chissà se ci sarà fila una volta giunti in paese. E in effetti, ci aspetta una bella serpentina di persone: un’ora, forse due? È un evento unico, un po’ di attesa è inevitabile soprattutto nel giorno d’apertura. La lunga coda di persone scorre, a intervalli, mentre smanetto con lo smartphone ascoltando un po’ di musica. Ma non tutti riescono a resistere alla noia, inventandone di ogni genere per saltare, furbescamente, la fila, come descritto nell’articolo di Arianna Lenzi.

Dopo un controllo di sicurezza, arriva il mio turno di salire sulla passerella galleggiante a godere finalmente della vista a filo dell’acqua lacustre. Le sensazioni sono ancora più belle una volta tolti gli stivali da moto, camminando scalzo cercando di non venire accecato dalle numerose aste per i selfie e facendo attenzione a non pestare i turisti stesi a terra, in posa per la foto di rito. Ho l’impressione che la maggior parte delle persone sia arrivata qui più per mettersi in mostra sui social network che per godere di questa esperienza unica.

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Sul Monte Isola si cammina stretti tra il lago e le vecchie case, ma lentamente si riesce a raggiungere il resto della passerella, tra bidoni colmi di spazzatura e deviazioni obbligate. È chiusa, per questioni di sicurezza, visto il temporale in imminente arrivo, che sta già scaricando un po’ d’acqua a qualche chilometro di distanza, tra l’incazzatura di chi si è fatto tanta strada o ha pagato un parcheggio un po’ salato per passare qui poche ore.

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Decido di tornare indietro prima che inizi a diluviare ma purtroppo è stata chiusa anche la passerella che porta a Sulzano, e adesso? Ci sono i battelli, che in pochi minuti fanno la spola da una riva all’altra. Mi metto in coda vicino a un muretto, c’è tanta gente pressata sul molo. Arriva il battello, ma nessuno si sposta per far scendere i passeggeri. Il giovane capitano chiede di fare un po’ di spazio, altrimenti sarà impossibile ripartire, ma una signora dal forte accento bresciano non è d’accordo, gli risponde urlando che il servizio fa schifo, e che non c’è spazio per muoversi. La stessa signora che, pochi istanti dopo, spingeva e pestava i piedi alle altre persone pur di prendere il battello. Forse aveva l’arrosto in forno, o rischiava di perdersi un programma in tv? Qualche minuto dopo, stesso battello, stessa scena: spintoni da dietro che nemmeno all’apertura della discoteca. Una ragazza davanti a me quasi soffoca per la pressione, spingo indietro per farla respirare ma per poco non mi buttano fuori dal molo. Siamo soliti prendercela con la gente povera, con gli immigrati, ma non vedo molto più rispetto tra persone benestanti e della stessa provenienza.

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Quel bidone pieno di rifiuti ci rappresenta: sì, riflette a pieno l’italiano medio, un bel contenitore nuovo e moderno, messo in un contesto unico e dai dettagli fini e ricercati, ma che non è in grado di gestire neppure le situazioni più semplici per cui ha progettato tante cose belle. Chi deve prevedere di svuotare un bidone di rifiuti quando è pieno, oppure lo stesso visitatore che dovrebbe mettersi la bottiglietta vuota nello zaino se il bidone è stracolmo. Abbiamo idee bellissime e le rendiamo realtà sfidando crisi economiche e la natura stessa, ma andiamo in crisi alla prima difficoltà, non esitando a farci la guerra l’un l’altro per saltare una fila o per risparmiare qualche euro. Da quando viaggio intorno al mondo mi faccio parecchi esami di coscienza, un numero superiore alle foto che scatto. E voi, avete mai analizzato i vostri comportamenti?

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